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Lettere al Direttore |
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È cessata la bufera, la Roma rimandata a giugno
Priva di Mexès squalificato dal giudice sportivo, di Cufré impossibilitato a correre da par suo per il riacutizzarsi del dolore all’adduttore dopo la partita di Coppa Uefa con la Stella Rossa al Maracanà, di Dacourt che un giorno sta bene e l’altro sta male (questa volta il giorno di turno era “l’altro”), di Mancini cui per rimettersi in condizione dopo il grave lutto subìto occorrono dieci giorni di tempo, di Montella fresco dell’operazione alla spalla alla quale si è sottoposto a Ginevra e che gli ha quindi impedito di allenarsi e di capitan Totti bloccato dai dolori del dopo-Juve al collo del piede destro ed all’alluce del piede sinistro, la Roma contro il Lecce ultimo in classifica ma reduce da una sconfitta col Milan a San Siro subita solo al 95’ non è salita sull’altare come il vantaggio di 2 a 0 con il quale conduceva il 1’ tempo lasciava sperare ma è rapidamente slittata verso terra dopo il 2 a 2 conseguito dai padroni di casa nel giro di dieci minuti, complice la solita “mano morta” di Doni ed il rigore che l’arbitro Rizzoli, compaesano di Gazzoni Frascara, ha concesso ai “giallorossi minori” con un certo cipiglio. A proposito di … Rizzoli e dell’Istituto omonimo che dicono ripari le ossa e metta a posto muscoli e tendini: anche De Rossi e Cassano sono usciti anzitempo dal terreno di gioco a causa di improvvise contratture e stava per imitarli Tommasi, che dal suo metro e ottantacinque di altezza ha rischiato di far male saltando di testa sui tacchetti dell’avversario e perciò è stato punito (!).
Pali, traverse; rigori non concessi ad una parte ed assegnati a quell’altra; calci e spinte, bòtte e lazzi e frizzi; proteste in serie, interventi da “’ndo cojo, cojo”; il fuoriclasse steso ogni volta che prende il pallone e la sega osannata a ogni entrata-kamikaze; guardalinee orbi, arbitri miopi o presbiti, quarto uomo che guarda da capo e dorme da piedi; fortuna “senza bende” come cantava il Poeta, ma vestita rigorosamente a strisce; telecronache irradiate via satellite, via terrestre o per differita; stadi vietati a chi non disponga di una faccia d’angelo; spalti chiusi a chi fa “buuh!” all’indirizzo dello scarparo di turno, bianco, nero, giallo o “á pois” che sia; popolari, curve e distinti vuoti ma con tribune affollate di individui che si spacciano per giornalisti sportivi. Questo è il calcio d’oggi, fisico, tattico e totale: dove stoppare la palla, toccarla con sapienza, accarezzarla con saggezza, colpirla con stile elegante, indirizzarla al centro dei pali è roba da debosciati; dove dare spettacolo rappresenta un sorpassato e quindi sciocco dettaglio; dove cantare o sillabare gli inni nazionali rappresenta un’avventura sia per gli stranieri naturalizzati sia i nativi poco scolarizzati o molto stonati. Ma questo … è calcio?
Non appena tornati da Lecce, i dirigenti, gli accompagnatori e gli atleti giallorossi si sono riversati a Trigoria, ufficialmente per rilassarsi in vista dell’incontro di Coppa Italia che li attende giovedì al S. Paolo di Napoli e di Campionato all’Olimpico contro la rivelazione Palermo, in effetti per stare più uniti in attesa della sentenza del TAS, ovvero il Tribunale degli Annunci Stitici, che per decidere sul caso Roma-Auxerre ha impiegato una serie di sedute da intasamento del “w.c.” del bagno padronale della FIFA. In breve le due precedenti procedure arbitrali – l’una più razzista dell’altra nei confronti della squadra dell’Urbe caput-mundi – sono state affidate ad una unica Commissione, presieduta da un avvocato svizzero dal nome di Olivier Carrard, che ha ascoltato le parti nel corso di due udienze.
Da questa titanica fatica è giunta la sconclusionata conclusione: la Società giallorossa deve sborsare 7 milioni di euro alla consorella francese e non può acquistare giocatori prima del prossimo giugno. A gennaio ne potrà vendere, ma solo in contanti. E la Juventus che non ha il becco di un quattrino? Anch’essa se la prende in saccoccia con Cassano, con Mancini e con quant’altri il suo allenatore si è proposto di sottrarre alla Roma con destrezza. “La somma di 7 milioni di euro – chiarisce il TAS – tiene conto dei danni provocati da Mexès all’Auxerre con la sua partenza anticipata e corrisponde a quanto speso dal Club per assicurarsi i servigi del giocatore nella stagione 2005-2006, nonché delle perdite della Società francese per il mancato guadagno derivato dal ‘transfer’ non negoziato con la Roma”. L’articolato della sentenza verrà pubblicato sul Manuale delle Giovani Marmotte.
Il chiarimento del TAS prosegue con l’aggiunta di una rara quanto impunita faccia tosta, che suona: “Nella seconda sentenza gli arbitri hanno confermato che la AS Roma non solo ha incitato Mexès a rompere il suo contratto con l’Auxerre, ma che il Club romano aveva provocato questa rottura”. Pur tuttavia il TAS ha stabilito che l’interdizione al tesseramento di nuovi giocatori deve essere limitata “a una sola sessione (in verità si tratta di quella di gennaio più cinque sesti della precedente di luglio – n.d.r.) di mercato, avendo la Roma beneficiato di circostanze eccezionali”. Lo sproloquio continua con un’altra bruttura giuridica: “La Roma, in effetti, aveva cominciato a scontare la sanzione inflitta dalla FIFA tra il primo luglio e l’otto agosto 2005, prima che il TAS sospendesse provvisoriamente il provvedimento”. Sparata finale: “Gli inconvenienti subiti nel periodo estivo giustificano il fatto di togliere l’interdizione al mercato al termine della prossima sessione”. Per Qui-Quo-Qua è chiaro. A noi non risulta del tutto inappuntabile. Ma si sa: in Svizzera… Walter Gonzales
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