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Lettere al Direttore |
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Intervista a Federico Armeni
FuoriCampo: Quando abbiamo contattato Federico Armeni, creatore del sito LiveCity.it (http://www.livecity.it), non pensavamo proprio di trovarci di fronte un ragazzo di 24 anni. Come mai a questa età sei già alla direzione di un portale di critica che vede almeno 5mila visite al giorno?
Federico Armeni: "Beh, noto da subito due domande in una. Sull’età, è un’aspettativa creata dalla qualità del sito, e dal fatto che in Italia un giovane è visto come risorsa da sfruttare e non certo come qualcuno che possa stare indipendente e proporre qualcosa di proprio e di nuovo. Perché sono a capo di Livecity? Semplicemente è stato creato da me, e i grafici hanno applicato le mie idee. Ovviamente ho investito tempo e soldi di tasca mia".
FC: Però oggi Livecity è un sito dove tutte le case discografiche vogliono i loro dischi, e tutti i manager e uffici stampa del settore vogliono i loro comunicati stampa. Come è successo questo?
FA: "In verità il “passaggio” non c’è mai stato: Livecity ha sempre voluto parlare della musica che interessava a lui, ha sempre selezionato in base alle persone che ci scrivevano, senza forzare contenuti che non ci interessavano. Lo stesso vale per il cinema, la tv e il teatro. Col tempo, evidentemente , anche “quelli del marketing” hanno identificato Livecity come un portale di qualità, dove il meccanismo di selezione che è alla base del portale, fa sì che tutto ciò che si scrive lì sia credibile o comunque abbia coerenza. I nostri limiti, come la quantità di persone che scrivono (siti come Ondarock hanno 50 collaboratori) e i soldi, alla fine sono diventati i nostri pregi: identificazione, selezione, coerenza, scrematura, periodicità"
FC: Fino a che punto Livecity rimarrà un sito non a scopo di lucro e prettamente gestito da giovani?
FA: "Credo finché non avrò esaurito il normale percorso di formazione che mi riguarda, e che non posso finire in anticipo solo perché si crea qualcosa di buono. Bisogna stare coi piedi per terra, sempre"
FC: Arriviamo al dunque: Livecity sta influenzato l’opinione pubblica. Avete pubblicizzato piccoli eventi che poi erano pieni di gente e quando ponete l’attenzione su alcune problematiche se ne parla su numerosissimi siti web. Come pensate di gestire un’utenza che oggi, indubbiamente, c’è?
FA: "Non intendo gestirla! Se la gente crede in noi, crede anche a dei giovani che non credono nei soldi e nella carriera come prima aspirazione. Semmai, intendiamo proseguire a portare avanti e sempre meglio Livecity, a migliorarne i contenuti e ad allargarli, ma sempre rimanendo convinti che Livecity rimane sempre un laboratorio di critica, per noi stessi e, perché no, per la società italiana"
FC: La critica musicale italiana in che stato di salute versa?
FA: "E’ assolutamente inesistente ai livelli alti, è molto presente nella nicchia. Oggi il critico di qualità non arriva ai giornali. Si preferisce il gossip e le feste dei vip. Non troviamo recensioni di album da anni, Il Messaggero ce ne regala un paio al mese, quando ci va bene. Il marketing dice tante cose sbagliate, come che le recensioni non le legge nessuno. Eppure, noi che siamo solo dei ragazzi, con delle competenze sì ma non certo grandi firme, abbiamo migliaia di visite al giorno. La verità è che oggi, nel marasma dei media e nella comunicazione multistrato, c’è sempre più bisogno della recensione/critica, che focalizzi l’attenzione su elementi tecnici e oggettivi, che non siano mera pubblicità. Oggi tutto è pubblicizzato, tutto è proposto e venduto dall’origine e non esistono più filtri tra il prodotto e la gente. La critica serviva a spiegare certi prodotti, e la gente comprava o meno anche in base a ciò che leggeva. Bisogna ripuntare sulla critica musicale, anche in televisione, dove l’unico che parla di musica è Vincenzo Mollica… Francamente una vergogna!"
FC: Pensate di fare didattica prima o poi, oltre all’organizzazione di eventi, che state cominciando ad affrontare?
FA: "Prima o poi… Bisogna sempre procedere per passi nella vita, soprattutto perché è fatta di fasi, e guai a modificarne il corso. Sono stato abbastanza critico?"
Intervista a cura della Redazione di FuoriCampo.it
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